Colica renale: che cos’è, come si manifesta e quali sono i trattamenti

Approfondimento nefrologia Dottoressa Grimaldi
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Dottoressa Cristina Grimaldi, nefrologa di Rete PAS

Con calcolosi renale ci riferiamo alla presenza di calcoli all’interno dell’apparato urinario che, se trascurati, possono compromettere la normale funzionalità del rene. Si tratta di una patologia estremamente diffusa: interessa circa il 10% della popolazione, con un’incidenza maggiore nel sesso maschile rispetto a quello femminile. Se i calcoli restano all’interno del rene, possono rimanere silenti per anni; se, invece, si muovono e scendono verso l’uretere, provocano la cosiddetta colica renale.

Come si manifesta una colica renale?

La colica renale si presenta come un dolore acuto e intenso, ad esordio improvviso, a livello addominale localizzato al fianco, generalmente causato dalla migrazione di uno o più calcoli nel sistema urinario (nefrolitiasi). Il dolore della colica renale è trafittivo e continuo, monolaterale o bilaterale, e non varia al cambiare della posizione. La crisi dolorosa dal fianco può irradiarsi all’ipocondrio (parte superiore dell’addome) fino all’inguine e alle cosce (più in basso rispetto ai reni), associandosi a nausea, vomito e, talvolta, febbre. Possono anche comparire disturbi urinari come la simulazione di un’infezione urinaria (cistite) o l’emissione di urine torbide o con presenza di sangue (ematuria). La gravità del dolore di una colica renale è tale dall’essere descritta come simile o addirittura superiore a quella di un parto, ed è uno dei motivi che spingono i pazienti a rivolgersi al pronto soccorso. Intervenire tempestivamente è importante non solo per alleviare il dolore, ma anche per evitare pericolose complicazioni che possono favorire lo sviluppo di una pielonefrite, un’infezione renale che dalla pelvi si diffonde alla corteccia renale.

Quali sono le cause che provocano una colica renale?

La causa principale è la presenza di uno o più calcoli a livello renale e/o uretrale. I calcoli renali sono dei “sassolini”, dalle dimensioni variabili, che derivano dalla precipitazione e dall’aggregazione di alcune sostanze normalmente presenti nelle urine. Tra queste sostanze ci sono i sali minerali come il calcio e i composti organici come l’acido urico. Una volta formatisi, con il passare del tempo, i calcoli tendono a passare dal rene alle vie urinarie inferiori: dall’uretere alla vescica e infine all’uretra, dove vengono espulsi attraverso le urine. I calcoli molto piccoli, simili a granelli di sabbia, possono formare la cosiddetta “sabbia renale” o “renella”, la quale, oltre ad essere paucisintomatica (presenza di pochi di sintomi) o totalmente asintomatica, può essere espulsa in maniera agevole.
La formazione dei calcoli renali è favorita da diversi fattori, tra cui:

  • una dieta squilibrata (soprattutto se l’apporto di proteine animali e sodio è eccessivo);
  • alcuni processi infiammatori come infezioni urinarie ricorrenti o condizioni che rallentano il deflusso delle urine (come spesso accade quando la prostata è ingrossata);
  • predisposizione familiare e scarso apporto di liquidi o loro aumenta perdita, come avviene in caso di diarrea cronica o sudorazione abbondante.

Poiché i calcoli renali possono avere una diversa composizione chimica (ossalati di calcio, di acido urico ecc.), è fondamentale conoscerla, in modo da orientarci sia sulla possibile causa sia sulla terapia da intraprendere. Fortunatamente, il più delle volte i calcoli misurano meno di 5 mm di diametro, e vengono perciò eliminati spontaneamente senza troppi problemi o con il supporto di misure che ne favoriscono l’espulsione, ma a volte è necessario ricorrere all’intervento chirurgico.

Come si diagnostica una colica renale?

Per diagnosticarla, la storia clinica del paziente, comprensiva della descrizione dei sintomi da lui riferiti, l’esame obiettivo e l’ecografia del rene sono di norma sufficienti ad individuarla. L’ecografia renale offre informazioni sufficientemente dettagliate senza che il paziente venga esposto a radiazioni. In particolare, essa può rilevare eventuali dilatazioni del rene e della vie urinare o la presenza stessa dei calcoli all’interno delle cavità renali.
Il medico può anche avvalersi dell’uso di altre tecniche diagnostiche come la radiografia dell’addome o la tomografia computerizzata (TC). La radiografia dell’addome stabilisce il numero, le dimensioni e la localizzazione dei calcoli. Tuttavia, è importante precisare che essa individua solamente i calcoli costituiti da ossalato e fosfato di calcio, poiché sono radio-opachi, mentre non è in grado di individuare quelli formati da aggregazioni di acido urico o cistina o quelli che si trovano vicino all’apparato scheletrico: in questi casi si deve ricorrere alla TC.

Quali sono i trattamenti nel caso di una colica renale?

Come già anticipato, se abbiamo a che fare con calcoli di piccole dimensioni, essi possono essere espulsi spontaneamente, a volte in maniera asintomatica. Per favorirne l’espulsione è anzitutto previsto il risposo, accompagnato dall’utilizzo di farmaci analgesici (FANS), farmaci antispastici e dall’aumento dell’apporto giornaliero di liquidi: incrementando il volume delle urine si favorisce l’espulsione dei piccoli calcoli e si ostacola il loro progressivo accrescimento. Se questi interventi non risolvono il problema, si dovrà ricorrere o alla litotrissia renale o all’intervento chirurgico vero e proprio. Per quanto riguarda la litotrissia renale, si tratta di una tecnica che “bombarda” i calcoli tramite un fascio di onde d’urto. In questo modo i calcoli vengono frantumati in piccoli frammenti e successivamente vengono espulsi spontaneamente.
In ogni caso, dopo la crisi acuta data dalla colica è consigliato rivolgersi a un medico specialista in nefrologia per eseguire esami ematici e urinari volti ad escludere la presenza di una malattia metabolica (per es., iperparatiroidismo o gotta) responsabile della formazione dei calcoli. Sarà inoltre importante modificare il proprio stile di vita.

Idratazione. L’assunzione di liquidi andrebbe aumentata per ottimizzare la produzione di urina da 2 a 2,5 litri al giorno. In particolare, bisogna bere a sufficienza durante il periodo estive e quando viene praticata dell’attività fisica.

Alimentazione. Bisogna fare molta attenzione anche alla dieta: la composizione delle urine è direttamente correlata a ciò che mangiamo. Il piano alimentare deve essere pianificato e personalizzato insieme a uno specialista, in modo che si adatti alla tipologia di calcolosi a cui è stato soggetto il paziente. In ogni caso, è importante ridurre l’apporto delle proteine animali e favorire quelle vegetali, oltre ad un consumo limitato di sale (limitare il sale riduce la formazione o l’accrescimento dei calcoli).

Per concludere, le misure di prevenzione giocano un ruolo importante sia nella comparsa dei calcoli, sia nella loro possibile ricomparsa.

Articolo scritto da

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Dott.ssa Cristina Grimaldi
La Dottoressa Grimaldi si è laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Bologna e si è successivamente specializzata, nel medesimo istituto, in Nefrologia. Ha svolto gran parte della sua carriera lavorativa all’interno dell’Unità operativa di Nefrologia e Dialisi del Nuovo Ospedale San Giovanni di Dio (FI), dove ha coordinato le attività ambulatoriali per la gestione dei pazienti trapiantati di rene e per quelli affetti da nefropatia diabetica e da osteodistrofia renale, oltre ad occuparsi di coloro che necessitivano di svolgere la dialisi. Ha inoltre ricoperto il ruolo di docente presso la Scuola di Specializzazione in Nefrologia di Firenze e si è dedicata all’organizzazione di corsi formativi per l’Organizzazione Toscana Trapianti.
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Dott.ssa Cristina Grimaldi
La Dottoressa Grimaldi si è laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Bologna e si è successivamente specializzata, nel medesimo istituto, in Nefrologia. Ha svolto gran parte della sua carriera lavorativa all’interno dell’Unità operativa di Nefrologia e Dialisi del Nuovo Ospedale San Giovanni di Dio (FI), dove ha coordinato le attività ambulatoriali per la gestione dei pazienti trapiantati di rene e per quelli affetti da nefropatia diabetica e da osteodistrofia renale, oltre ad occuparsi di coloro che necessitivano di svolgere la dialisi. Ha inoltre ricoperto il ruolo di docente presso la Scuola di Specializzazione in Nefrologia di Firenze e si è dedicata all’organizzazione di corsi formativi per l’Organizzazione Toscana Trapianti.

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