Dottor Giulio Edoardo Vigni, ortopedico di Rete PAS
La capsulite adesiva, comunemente nota come “spalla congelata”, è, insieme alle tendinopatie, una delle cause più frequenti di dolore e limitazione funzionale della spalla. Si tratta di una patologia infiammatoria che coinvolge la capsula articolare gleno-omerale, causando dolore e perdita progressiva di mobilità.
Quali sono le cause della capsulite adesiva della spalla?
La capsulite adesiva può presentarsi in forma idiopatica, cioè senza causa apparente, o in seguito a un evento traumatico o a un intervento chirurgico. Inoltre, questa patologia è associata frequentemente a patologie autoimmuni, tiroidee ed endocrine, con una particolare incidenza nel caso del diabete.
Quali sono i sintomi della capsulite adesiva della spalla?
Il dolore infiammatorio e la rigidità articolare sono i sintomi tipici della capsulite adesiva. È importante sottolineare che questa patologia ha un decorso formato da tre fasi:
- la fase iniziale è quella dolorosa, che si manifesta con l’insorgere di un dolore persistente, anche notturno, che porta ad una limitazione dei movimenti;
- la seconda fase è quella della rigidità, nota anche come “fase del congelamento”. Il dolore diminuisce, mentre la rigidità aumenta, rendendo a volte difficile l’esecuzione di movimenti quotidiani;
- nell’ultima fase la spalla recupera gradualmente mobilità e il dolore va risolvendosi.
Ciascuna di queste fasi può durare da settimane a molti mesi.
Come si diagnostica la “spalla congelata”?
La diagnosi si basa principalmente sull’esame clinico e sulla storia del paziente. Gli esami strumentali, pur essendo utili per escludere altre patologie o per identificare eventuali condizioni concomitanti, svolgono un ruolo di supporto. L’obiettività clinica, tuttavia, risulta fondamentale e determinante nel formulare una diagnosi accurata.
Quali sono i trattamenti?
La capsulite adesiva tende ad autorisolversi nel tempo, ma il processo di recupero può richiedere anche diversi mesi o anni. I trattamenti sono principalmente conservativi. La riabilitazione, incentrata sulla terapia fisica, lo stretching e l’idrokinesi, aiuta a migliorare la mobilità articolare. Le infiltrazioni di corticosteroidi, in particolare quelle intra-articolari, possono ridurre il processo infiammatorio, mentre i farmaci antinfiammatori contribuiscono al controllo del dolore. Qualora i trattamenti conservativi non siano risolutivi e la patologia persista per molti mesi o anni, può essere utile ricorrere alla chirurgia.
A mio parere, dal punto di vista chirurgico, il release circonferenziale della capsula articolare, eseguito in artroscopia, offre i migliori risultati. Questo approccio consente un recupero immediato di molti gradi di movimento. Tuttavia, indipendentemente dalla tecnica, ogni procedura deve essere seguita da un percorso riabilitativo fino a quando non vi è la completa risoluzione dei sintomi.