Dottoressa Margherita Gaiti, endocrinologa di Rete PAS
Il 14 novembre si celebra la Giornata mondiale del diabete. Non si tratta di una data presa a caso: corrisponde alla nascita, nel 1891, del fisiologo ed endocrinologo Frederick Banting che, nel 1921, in un laboratorio dell’Università di Toronto, insieme all’aiuto del fidato collaboratore Charles Best, riuscì a isolare per la prima volta l’ormone insulina. Una svolta epocale che avrebbe cambiato per sempre la vita dei pazienti affetti da diabete, malattia fino a quel momento incurabile, garantendone la sopravvivenza.
Che cos’è il diabete?
Il diabete mellito è una malattia in cui vi è un aumento nel sangue dei livelli di glucosio (comunemente noto come zucchero o glicemia). Esistono diverse forme di diabete: quella più frequente è il diabete mellito di tipo 2, una malattia cronica, non contagiosa né ereditaria (sebbene possa esserci una predisposizione familiare), causata da un’alterazione della quantità e/o del meccanismo di azione dell’insulina, l’ormone prodotto dalle cellule del pancreas che regola i livelli di glicemia nel sangue.
Esistono anche altre forme di diabete, meno frequenti, quali il diabete mellito tipo 1 di origine autoimmune, il diabete secondario a terapie farmacologiche (ad esempio, cortisone) o a interventi chirurgici sul pancreas, e il diabete monogenico (MODY). Infine, esiste un’ulteriore forma di diabete, il gestazionale, che si diagnostica nel corso della gravidanza e che aumenta il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 anche a distanza di anni dal parto.
Quali sono i fattori di rischio per la comparsa del diabete e come eventualmente si può prevenire?
Vi sono alcune condizioni che sono correlate a un aumento del rischio futuro di sviluppare il diabete, come l’alterata glicemia a digiuno (glicemia venosa a digiuno compresa tra 110 e 125 mg/dl) e la ridotta tolleranza agli zuccheri (glicemia venosa a due ore da un carico orale di glucosio compresa tra 140 e 199 mg/dl). Non esistono evidenze che giustifichino il trattamento preventivo con farmaci abitualmente prescritti per il diabete, al fine di evitare la progressione verso la malattia vera e propria. In questi casi la miglior prevenzione è rappresentata dalla modifica dello stile di vita: il diabete, infatti, è correlato al sovrappeso e all’obesità, a regimi alimentari scorretti e alla sedentarietà. Spesso, inoltre, il diabete si associa ad altre patologie quali la pressione alta (ipertensione arteriosa), l’ipercolesterolemia, l’ipertrigliceridemia, e il fegato grasso (epatosteatosi).
Quali sono i sintomi del diabete e come si diagnostica?
Nella grande maggioranza dei casi, la malattia non dà alcun sintomo e la diagnosi viene fatta casualmente in occasione di esami di routine o nel contesto di accertamenti per altre malattie. Talvolta possono essere presenti sete intensa (polidipsia), associata alla necessità di urinare frequentemente e abbondantemente, e stanchezza (astenia). Si ha la diagnosi di diabete al verificarsi, attraverso un prelievo di sangue venoso, di una di queste condizioni:
- la glicemia del mattino a digiuno è uguale o superiore a 126 mg/dl in due occasioni;
- l’emoglobina glicata è uguale o superiore a 48 mmol/mol in due occasioni;
- la glicemia in un qualsiasi momento della giornata è uguale o superiore a 200 mg/dl;
- la glicemia a due ore da un carico orale di glucosio (curva da carico) è uguale o superiore a 200 mg/dl.
Quali sono i trattamenti?
Per prima cosa è necessario modificare il proprio stile di vita: è importante seguire un regime alimentare equilibrato, povero di zuccheri semplici, ed evitare la sedentarietà. Se possibile, andrebbe introdotta della vera e propria attività fisica. Vi è poi la parte farmacologica: oggi per il trattamento del diabete di tipo 2 abbiamo dei farmaci innovativi che possono essere prescritti a seconda delle necessità e caratteristiche del singolo paziente, mentre nel caso del diabete di tipo 1 è sempre valida la terapia insulinica. Infine, il controllo costante dei valori glicemici è importante per evitare l’insorgenza delle temibili complicanze causate dal diabete a livello oculare, renale, vascolare e nervoso. Questi tre elementi uniti assieme sono fondamentali per evitare complicanze macrovascolari (ad esempio, infarto o ictus) e per garantire una migliore qualità di vita.