Dottoressa Lucia Monti, radiologa e neuroradiologa di Rete PAS
La risonanza magnetica (RM) dell’encefalo si configura come uno strumento diagnostico necessario non solo per la diagnosi precoce di patologie neurologiche e vascolari, ma anche per il monitoraggio a lungo termine di queste condizioni. La sua precisione, sicurezza e versatilità la rendono una tecnologia di riferimento all’interno della medicina moderna, e la consolidano come un pilastro importante sia nella pratica clinica che nella ricerca scientifica.
Che cos’è la risonanza magnetica dell’encefalo?
La risonanza magnetica rappresenta una delle tecnologie più avanzate nel campo della diagnostica per immagini. Sfruttando l’interazione tra campi elettromagnetici e onde di radiofrequenza, è in grado di produrre rappresentazioni tridimensionali di straordinaria nitidezza delle strutture interne del corpo umano. Grazie alla sua capacità di generare immagini ad altissima risoluzione, la risonanza magnetica consente di distinguere con precisione i tessuti normali da quelli patologici, rappresentando un supporto diagnostico di inestimabile valore clinico. A differenza di altre metodiche radiologiche, come la tomografia computerizzata (TC) e la radiografia (RX), che utilizzano radiazioni ionizzanti potenzialmente nocive per il paziente, la risonanza magnetica opera senza impiego di tali radiazioni, rendendola una procedura sicura e non invasiva. Questo la rende particolarmente adatta nei pazienti che necessitano di monitoraggi frequenti e prolungati. In particolare, la risonanza magnetica dell’encefalo permette di valutare i disturbi che coinvolgono quest’organo. Vale la pena menzionare anche l’angio-RM, la quale consente di visualizzare in maniera dettagliata e non invasiva i vasi sanguigni del cervello e del collo, facilitando la diagnosi di aneurismi, stenosi, malformazioni artero-venose e altre anomalie vascolari. Inoltre, tecniche avanzate come lo studio del flusso liquorale aggiungono informazioni cliniche importanti nella gestione dei pazienti in cui vi è il sospetto di idrocefalo normoteso.
In quali campi medici viene usata la risonanza magnetica dell’encefalo?
La risonanza magnetica dell’encefalo è ampiamente utilizzata in diversi campi della medicina, soprattutto in neurologia e neurochirurgia. È impiegata per diagnosticare e monitorare una vasta gamma di patologie del sistema nervoso centrale, tra cui:
- malattie neurodegenerative (ad esempio, l’Alzheimer, il Parkinson e la sclerosi multipla);
- tumori cerebrali;
- malformazioni congenite;
- epilessia;
- traumi cranici;
- malattie infiammatorie o infettive del cervello (ad esempio, la meningite e l’encefalite).
In ambito vascolare, invece, è essenziale per la diagnosi e il monitoraggio di condizioni come ictus ischemici o emorragici e aneurismi cerebrali. Infine, trova applicazione nelle neuroscienze, per lo studio dettagliato del sistema nervoso centrale, e in psichiatria, per analizzare le alterazioni strutturali e funzionali associate a disturbi come la schizofrenia o la depressione maggiore.
Quando si ricorre all’utilizzo della risonanza magnetica dell’encefalo e perché?
Si ricorre alla risonanza magnetica dell’encefalo ogniqualvolta vi sia il sospetto di patologie che coinvolgono il cervello e le strutture ad esso associate, o per monitorare l’evoluzione di condizioni già diagnosticate. La risonanza magnetica dell’encefalo è particolarmente indicata quando il paziente presenta sintomi neurologici come cefalee persistenti, vertigini, confusione, perdita di memoria, convulsioni, alterazioni della vista, dell’udito o dell’equilibrio.
Questo esame è preferibile perché consente di ottenere immagini molto dettagliate e precise, capaci di evidenziare cambiamenti anche minimi all’interno della struttura cerebrale, che non sempre sono visibili con altre tecniche diagnostiche come la TC. Inoltre, è particolarmente utile per diagnosi precoci di malattie neurodegenerative o tumorali, poiché consente di identificare anomalie strutturali molto prima che si manifestino dei sintomi evidenti.
Qual è la differenza tra una risonanza magnetica con mezzo di contrasto e senza mezzo di contrasto? In quali casi è preferibile l’una rispetto all’altra?
La risonanza magnetica dell’encefalo senza mezzo di contrasto è spesso sufficiente per valutare la maggior parte delle condizioni neurologiche, offrendo immagini ad alta definizione delle strutture encefaliche. Tuttavia, l’utilizzo del mezzo di contrasto, una sostanza a base di gadolinio somministrata per via endovenosa, aiuta a rendere più visibili alcune anomalie, come ad esempio lesioni tumorali o infiammatorie, oppure consente di studiare con maggiore dettaglio alcune malformazioni vascolari o strutture come il circolo vascolare cerebrale. In sintesi, il mezzo di contrasto rende più visibili i tessuti patologici perché questi tendono ad accumularlo in misura maggiore rispetto ai tessuti sani, facilitando così la diagnosi di eventuali patologie.