Dottor Marco Rosselli del Turco, medico di Rete PAS, specialista in Radiologia Diagnostica e Oncologica
Ottobre è il mese dedicato alla prevenzione del tumore del seno. Un mese interamente focalizzato sulla promozione dell’importanza delle diagnosi precoci, dei programmi di screening e dei percorsi di cura. Il tumore del seno è la neoplasia più diffusa nelle donne. Negli ultimi decenni, sebbene la frequenza dei casi sia aumentata, la mortalità è diminuita grazie all’adozione e alla diffusione di pratiche di riconoscimento tempestivo, che permettono di identificare i tumori nelle fasi iniziali, garantendo percentuali di sopravvivenza a cinque anni dalla scoperta molto elevate.
Quanto è importante la prevenzione nel caso del tumore del seno?
La prevenzione può essere suddivisa in primaria e secondaria. Quella primaria si concentra sulla rimozione dei fattori di rischio che possono portare all’insorgenza del tumore. Quella secondaria, invece, mira a diagnosticare precocemente il tumore, permettendo di individuarlo in una fase iniziale e aumentando così le probabilità di guarigione.
Entrambe queste forme di prevenzione sono fondamentali e possono contribuire significativamente alla riduzione della mortalità per i tumori mammari, che abbiamo già registrato in Italia negli ultimi decenni.
Quali sono i principali fattori di rischio per lo sviluppo del tumore del seno?
I principali fattori di rischio per l’insorgenza del tumore del seno sono la storia familiare, la storia riproduttiva, alcune terapie ormonali e il sovrappeso in post-menopausa. Si stima che circa il 10% delle donne che si ammala di tumore del seno abbia la presenza di una storia familiare. Il rischio è maggiore se sono presenti familiari di primo grado (madre, sorella o figlia) colpiti, familiari che si ammalano in età giovanile (ad esempio, sotto i 40 anni) o familiari con tumore del seno e/o dell’ovaio.
Inoltre, si stima che il 2-3% dei tumori del seno sia su base genetica, nota e individuabile con un test genetico (ad esempio, la ricerca di mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2). Anche la presenza di un tumore del seno nell’uomo, sebbene molto raro, può far pensare a una base genetica.
Quando è presente una storia familiare è bene che la donna consulti il proprio medico per sapere se deve fare controlli più accurati e frequenti e per sapere in quali casi è consigliabile consultare un genetista.
Per quanto riguarda la storia riproduttiva, è noto che un maggior numero di figli in età giovanile e una maggiore durata dell’allattamento hanno un effetto protettivo.
Quali cambiamenti nello stile di vita possono ridurre il rischio di sviluppare il tumore del seno?
È dimostrato che l’esercizio fisico ha un effetto protettivo significativo: si stima che le donne che praticano attività fisica almeno tre volte alla settimana riducano l’incidenza dei tumori mammari di circa il 10-20%. Anche una dieta ipocalorica, il consumo limitato di alcol, l’astensione dal fumo di sigaretta e il mantenimento di un peso regolare (soprattutto dopo la menopausa) sono fattori importanti per la prevenzione.
Quali esami di screening sono raccomandati, a che età devono iniziare e con quale frequenza devono essere ripetuti?
È importante che la donna mediante l’autopalpazione sia attenta ai minimi mutamenti del proprio seno e, se presenti, consulti il proprio medico, che valuterà se richiedere in prima istanza una ecografia per le donne sotto i 40 anni ed eventualmente anche una mammografia per le donne oltre i 40 anni. In assenza di sintomi o di una storia familiare a rischio, gli esami di screening raccomandati sono la mammografia annuale dai 45 ai 49 anni e la mammografia biennale dai 50 ai 74 anni. Se la donna è in buona salute, è consigliabile continuare i controlli anche dopo i 74 anni. In numero limitato di casi, questi esami di screening potrebbero richiedere altri esami complementari di approfondimento.