Dottor Riccardo Franci Montorzi, geriatra di Rete PAS
L’età anziana non è sinonimo di decadenza e sofferenza; questa fase della vita, come tutte le altre, ha pregi e difetti. La popolazione di età avanzata viene troppo spesso poco considerata e compresa, quando invece costituisce una risorsa preziosa da proteggere e tutelare. Le interazioni fra generazioni sono fondamentali per la crescita dei giovani e per la riscoperta, da parte di coloro che li hanno preceduti, del proprio valore all’interno della società: un valore umano non quantificabile in numeri e statistiche. Tuttavia, per curare una persona anziana serve una visione d’insieme che richiede da parte del medico grande impegno e dedizione.
Che cos’è la Geriatria?
La Geriatria è quella branca della Medicina che si occupa delle problematiche specifiche della popolazione anziana, siano esse in ambito neuropsicologico, internistico o sociale.
A quale età si diventa anziani?
Storicamente, l’età in cui si diventava “geriatrici” era di 65 anni, mentre oggigiorno si parla di 75 anni. Bisogna comunque precisare che l’età biologica e quella anagrafica spesso non corrispondono, e per questo diventa fondamentale una valutazione multidimensionale del paziente.
Come si svolge una visita geriatrica e perché richiede una valutazione multidimensionale?
La visita geriatrica prevede un’accurata anamnesi, ponendo particolare attenzione non solo agli aspetti internistici classici, ma anche a quelli sociali. Durante la visita vengono somministrati dei test cognitivi e si esegue un esame obiettivo completo, con la valutazione, fra le altre cose, del livello funzionale di autonomia, dell’equilibrio, del cammino e della deglutizione.
Qual è il principale obiettivo del geriatra?
Il principale obiettivo del geriatra è quello di garantire al paziente la miglior qualità di vita possibile. La popolazione geriatrica è spesso iper- o sotto-trattata: compito dello specialista è quello di individuare le mancanze e gli eccessi nella gestione di un paziente che è complesso per definizione.
Quali sono le patologie più comuni che vengono trattate nel paziente anziano?
Il lavoro del geriatra è stimolante proprio per la sua varietà: si va da problematiche cognitive a problematiche internistiche, dalla gestione di disturbi del comportamento all’ottimizzazione della terapia farmacologica. Ad esempio, intercettare precocemente la disfagia – un disturbo della deglutizione – può ridurre drasticamente il rischio di sviluppare polmoniti ab ingestis.
Nella gestione del paziente anziano entra in gioco, oltre all’aspetto terapeutico, anche quello curativo. Come si integrano e completano a vicenda questi due aspetti?
La geriatria non può e non deve ridursi alla mera prescrizione di esami di approfondimento e di terapie farmacologiche. La visione d’insieme e la contestualizzazione della persona nella sua realtà sociale sono passaggi fondamentali per un approccio che miri a “curare”, nel senso di “prendersi cura”. Il miglioramento della qualità di vita deve essere il metro che guida il medico nel prendere le decisioni, anche a costo di assumersi dei rischi. Un “vero” geriatra non può fare medicina difensiva e non può nascondersi dietro l’odioso mantra “tanto è vecchio, non c’è più niente da fare”.