Dott.ssa Maria Giovanna Ulivi, neuropsicologa di Rete PAS

Il decadimento cognitivo è una condizione che può emergere nel corso dell’invecchiamento e che richiede un’attenta distinzione rispetto ai normali cambiamenti legati all’età.
Con il passare degli anni è frequente osservare una minore rapidità nel recupero delle informazioni o una riduzione dell’efficienza mentale, senza che ciò comporti una reale compromissione dell’autonomia. In questi casi si parla di invecchiamento cognitivo fisiologico. La situazione assume invece rilievo clinico quando le difficoltà cognitive risultano persistenti, tendono a peggiorare nel tempo o interferiscono con le attività della vita quotidiana. In questi casi si configura un quadro di decadimento cognitivo, che può presentarsi in forma lieve oppure più strutturata e che necessita di un adeguato inquadramento clinico.
Quali sono i segni da osservare?
Dal punto di vista neuropsicologico, il decadimento cognitivo non riguarda esclusivamente la memoria.
Possono essere coinvolti anche altri ambiti del funzionamento mentale, come l’attenzione, la capacità di pianificazione, il linguaggio e l’orientamento. L’aspetto centrale non è la singola difficoltà occasionale, ma il cambiamento rispetto al precedente livello di funzionamento della persona.
Alcuni segnali che meritano attenzione clinica sono:
- difficoltà di memoria che interferiscono con le attività quotidiane;
- ridotta capacità di concentrazione;
- difficoltà nell’organizzazione e nella gestione delle attività;
- maggiore lentezza nel pensiero o nel linguaggio;
- disorientamento temporale o spaziale;
- riduzione dell’autonomia nelle attività strumentali della vita quotidiana.
È importante sottolineare che le difficoltà cognitive possono essere influenzate da diverse condizioni cliniche. Disturbi dell’umore, alterazioni del sonno, patologie internistiche, deficit sensoriali o effetti collaterali dei farmaci possono determinare un peggioramento cognitivo secondario e talvolta reversibile. Per questo motivo, ogni cambiamento deve essere valutato all’interno di un quadro clinico complessivo.
In cosa consiste la prevenzione?
La prevenzione rappresenta un elemento fondamentale nella tutela del funzionamento cognitivo. Le evidenze scientifiche indicano che il controllo dei fattori di rischio vascolare, uno stile di vita attivo, una corretta regolazione del sonno e il mantenimento di relazioni sociali contribuiscono al mantenimento delle funzioni cognitive nel tempo.
Accanto alla prevenzione, il monitoraggio precoce del funzionamento cognitivo riveste un ruolo centrale. Una prima valutazione può avvenire in ambito medico, mentre gli strumenti di screening consentono di individuare eventuali segnali di fragilità.
Tuttavia, lo screening non è sufficiente per una valutazione approfondita. La valutazione neuropsicologica permette di analizzare in modo sistematico le diverse funzioni cognitive e di distinguere tra invecchiamento cognitivo fisiologico e decadimento cognitivo. Inoltre, consente di definire un percorso di monitoraggio nel tempo, utile per osservare l’evoluzione del funzionamento cognitivo. Il decadimento cognitivo è un processo graduale che può essere riconosciuto nelle fasi iniziali.
Un approccio basato su prevenzione, osservazione clinica e monitoraggio neuropsicologico consente di preservare il più a lungo possibile l’autonomia e la qualità della vita della persona anziana, offrendo indicazioni chiare anche alla famiglia.